mercoledì 24 luglio 2019

Desiderio di silenzio


Scendendo dal monte, i discepoli non dicono niente a nessuno di ciò che è accaduto

Scendendo dal monte, i discepoli non dicono niente a nessuno di ciò che è accaduto. A differenza degli altri due evangelisti sinottici, per Luca non è Gesù a raccomandare di non dire niente: i discepoli lo fanno spontaneamente. Sembra che essi avvertano interiormente il bisogno di tenere dentro di sé ciò che hanno visto e udito; avvertono che un’esperienza così intensa, per non essere sprecata, deve rimanere per un po’ in uno spazio di intimità: solo così vedranno emergere il suo legame con il vissuto precedente insieme a Gesù e troveranno le parole adatte per comunicarlo.

Ci sono esperienze che hanno bisogno di un tempo di intimità, per poter essere gustate e comprese: è una specie di tempo di incubazione, che caratterizza anche l’adolescenza quando la ricchezza simbolica dei vissuti supera la capacità di coglierli e di renderne conto con il ragionamento e le parole. L’allenamento a un po’ di silenzio interiore, unito ad un contesto di vita favorevole (gruppo, forme di accompagnamento personale), permette di non lasciare scorrere invano ciò che si vive, accumulando delle schegge di vita nelle quali la più recente sostituisce le precedenti, senza che ci sia stato il tempo di coglierne il significato. In questi tempi di intimità le parole si fanno più rare, perché quelle di prima descrivevano realtà note, mentre ora si è di fronte a qualcosa di nuovo che sta prendendo forma. Ogni vocazione nasce dentro un tempo di intimità con Dio, in cui i segni posti nella nostra vita si depositano e poi si dispiegano e iniziano a parlare. Significa interrompere un po’ il flusso della comunicazione in superficie (parole, fretta, uso dei nuovi media) perché possa accendersi una comunicazione più profonda.

Forse proprio questo silenzio di accoglienza, oltre che la forza dell’avvenimento, ha reso questo evento determinante per tutta la vita futura dei discepoli. Scorrendo in profondità nel cuore e nella vita di Pietro, questo episodio ritorna in superficie decenni dopo con la forza e la limpidezza di una risorgiva, come abbiamo visto in 2Pt 1, 17-18.

La progressiva familiarità con la riflessione, il racconto di sé, le soste di consapevolezza permetterà uno scambio continuo e salutare tra sensazioni e pensieri, azione e coscienza, emozioni e sentimenti, esteriorità ed intimità, novità e fedeltà.

 

 
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