mercoledì 24 luglio 2019

Sensi ed emozioni


Gli avvenimenti di quel giorno sul monte sono uno più straordinario dell’altro: Gesù che conversa con Mosè ed Elia, Gesù che p

Gli avvenimenti di quel giorno sul monte sono uno più straordinario dell’altro: Gesù che conversa con Mosè ed Elia, Gesù che prega e il suo volto si trasforma, l’abito di Gesù che diventa sfolgorante, la nube, la voce del Padre. Tutto ciò mette in movimento le emozioni dei discepoli: stanchezza, fascino davanti alla bellezza, paura quando arriva la nube, effetto provocato dalla voce di Dio Padre; le emozioni di Pietro, Giovanni e Giacomo si mettono in movimento.

L’adolescenza è come un’esplosione di colori: le percezioni diventano più ricche, i sensi si attivano contemporaneamente, si vive più immergendosi nelle realtà e nelle relazioni che mettendole a distanza. L’intensità del sentire può provocare delle azioni esuberanti e scomposte, ma è solo il rovescio della medaglia di una ricchezza a disposizione, che può essere dispiegata per la crescita e il bene della persona.

Pensiamo che la vita emotiva di un/a adolescente sia qualcosa di bello, che non va accantonato per «passare alle cose serie». Allo stesso tempo, abbiamo sperimentato e siamo convinti che esiste una specie di scala che, partendo dalle sensazioni, conduce sempre più in là, verso i significati e verso la verità dell’esperienza; i livelli di questa scala sono le sensazioni, le emozioni, il sentimento, l’ipotesi, la promessa, il sì, e la fedeltà. Essi riguardano naturalmente tutto il ciclo della vita di una persona, ma l’adolescenza può avere a che fare in modo peculiare con ognuno di questi aspetti. Mentre le sensazioni sono passive, legate allo stimolo che le provoca, le emozioni mettono in gioco la presenza del soggetto che le vive. Il sentimento introduce nel registro emotivo la dimensione della durata, e con essa la profondità di ciò che si prova. L’ipotesi è il sentimento che vuole mettere radici nella storia delle persone, immaginando un futuro; la promessa è il rischio voluto di garantire che si sarà ancora presenti all’altra persona, anche se cambieranno diverse cose. Il sì pronunciato rispetto ad un impegno, ad un servizio, a un gruppo o a una persona cambia la situazione: c’è un punto di non ritorno che ci rende persone diverse, e cambia il legame tra di noi. La fedeltà – è il punto più difficile ma anche più bello, non solo per gli adolescenti ma per tutti – è il mantenere vivo il dono di sé man mano che vengono meno le sensazioni e le emozioni che hanno fatto sorgere il sentimento.

Nei passaggi da un livello all’altro, quello precedente non viene accantonato, ma assunto e integrato: una dinamica di «trascendimento interno» fa passare dalle emozioni al sentimento senza perdere la bellezza delle emozioni, dal sentimento alla promessa continuando a sentire che il cuore è presente. Così, ci sembra, eviteremo di pensare al cammino di crescita come a qualcosa che va dalle realtà belle – sensazioni ed emozioni – a realtà basate solo sulla volontà e sul dover fare. Si gioca qui una sfida, perché se non riusciamo insieme a comprendere che la fedeltà e il «sì» hanno le loro emozioni e una straordinaria bellezza, nessuno avrà veramente voglia di crescere: gli adolescenti vorranno rimanere tali, e noi magari li invidieremo un po’.

Il punto discriminante consiste nella qualità delle esperienze: ci sono esperienze che permettono di percorrere tutta la scala della crescita, e altre che si fermano continuamente, come un disco rotto, sulla coppia sensazioni-emozioni. Ciò che hanno vissuto i discepoli sul monte li condurrà attraverso tutte le tappe che abbiamo elencato: basta pensare alla storia successiva di Pietro.

 

 
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