domenica 15 settembre 2019

I linguaggi di una storia più ampia


Sul monte, Gesù conversa con Mosè ed Elia

Sul monte, Gesù conversa con Mosè ed Elia. Quel dialogo rappresenta un passaggio di testimone tra coloro che hanno preparato il compimento e Colui che lo porta nella sua persona. Mosè ed Elia sono i portavoce dei due grandi linguaggi attraverso i quali Dio ha educato il suo popolo: la legge e la profezia. Mosè, la legge, rappresenta la conversione verso la pratica del credere che altri prima di noi hanno vissuto, codificato e testimoniato; Elia invece, la profezia, rappresenta la novità dell’oggi di un Dio che sorprende con fatti nuovi, anche imprevisti, e che segnano la direzione verso cui tendere. Quando poi la nube si dissolve, rimane solamente Gesù; possiamo interpretare questo fatto come il segno che Mosè ed Elia hanno compreso bene, come fece anche Giovanni Battista, la logica di chi vuole educare sul serio: essere presenti quando serve, e farsi discreti quando arriva Colui che è atteso. Sono discreti, ma non per sparire: il compimento del loro agire consiste nell’essere accolti in Gesù, che è anche nuova Legge e Profeta. La loro gioia consiste nell’essere diventati quasi invisibili, perché resi trasparenza di Gesù.

Educare gli adolescenti significa per noi esercitare un partito preso di simpatia per i linguaggi che hanno accompagnato la crescita dei ragazzi e che oggi formano la loro esperienza: gli stili delle loro famiglie, i tipi diversi di studi o per alcuni di lavoro che svolgono, la musica, anche il web e i modi di esprimersi quasi-tribali, in codice e in continuo cambiamento; tutti questi linguaggi sono stati e sono capaci di far camminare, di far riconoscere una parte della verità di sé, di esercitare la prossimità agli altri. Non ci sono linguaggi che vanno bene e altri no: ci sono delle dinamiche umane e vere che germinano e si esprimono dentro quei linguaggi. È quindi dentro di essi (non contro di essi, né a lato) che desideriamo veder comparire i tratti del volto di Gesù: vorremmo comprendere e aiutare i ragazzi a cogliere che tutti questi linguaggi di vita sono ciò che rende capaci, oggi o un giorno, di riconoscere la novità di Gesù. Ci teniamo ad essere riconoscenti nei confronti di una storia familiare (la relazione con i genitori e i fratelli), ecclesiale (i segni e i racconti della tradizione, i linguaggi della comunità adulta) e anche sociale (giornata della memoria, storia del quartiere) che ci offre i linguaggi per capire se stessi e le esperienze che si vivono.

 

 
Salva Segnala Stampa Esci Home